<p>Le nuove sanzioni tributarie - Lattanzi</p>
Tax News - Supplemento online alla Rivista Trimestrale di Diritto TributarioISSN 2612-5196
G. Giappichelli Editore

30/11/2019 - Agevolazioni per la riapertura e l’ampliamento di attività commerciali nei “piccoli comuni”

argomento: Agevolazioni - Legislazione e prassi

Il Decreto Crescita ha previsto l’erogazione di contributi – sotto forma di rimborsa dai tributi comunali – per i soggetti che procedono all'ampliamento di esercizi commerciali già  esistenti  o  alla riapertura di esercizi chiusi da almeno sei mesi, situati nei “piccoli” Comuni

» visualizza: il documento (D.L. 30 aprile 2019 n. 34, art. 30 ter) scarica file

PAROLE CHIAVE: agevolazioni - piccoli comuni - attività commerciali - tributi locali


di Silvia Giorgi

La Legge di conversione 28 giugno 2019, n. 58, ha aggiunto al Decreto Crescita (D.L. 30 aprile 2019 n. 34), l’art. 30 ter, che disciplina dei contributi finanziari (coperti dal regime de minimis) in favore dei soggetti che procedono all'ampliamento di esercizi commerciali già  esistenti  o  alla riapertura di esercizi chiusi da almeno sei mesi, purché situati nei “piccoli” Comuni, ossia nei territori di comuni con popolazione fino a 20.000 abitanti. Per mantenere “in vita” o incrementare le attività produttive in comuni a rischio di spopolamento viene, quindi, previsto un contributo per l’anno in cui avviene l’apertura o l’ampliamento e per i tre successivi.

Lo spetto applicativo è abbastanza ampio, coprendo i settori dell’ artigianato, del turismo, della fornitura di servizi  destinati  alla  tutela

ambientale, alla fruizione di beni culturali  e  al  tempo  libero,  nonché

al commercio al dettaglio, purché non siano superate determinate soglie dimensionali.

Vi sono esclusioni espresse (tra cui le attività di compro oro e le sale per scommesse), oltre alla precisazione per cui non rientrano nella “riapertura” di esercizi chiusi i subentri in attività già esistenti e precedentemente interrotte.

La ratio della misura, chiaramente volta a tamponare la perdita di “vitalità produttiva” nei piccoli centri, rischia, tuttavia, di rimanere frustrata da una serie di criticità applicative.

In primo luogo, le modalità determinazione del contributo: il quantum spettante è, infatti, rapportato alla “somma dei tributi comunali dovuti  dall'esercente e regolarmente  pagati nell'anno precedente a  quello  nel  quale  è  presentata  la  richiesta  di concessione, fino al 100 per cento dell'importo”. Il contributo, si traduce, in sostanza in un rimborso – parziale o totale, d’imposta per il contribuente “virtuoso” che abbia regolarmente versato i tributi comunali nell’atto antecedente l’istanza di ammissione al beneficio. Circostanza, questa difficilmente applicabile ai soggetti che procedono alla riapertura di esercizi chiusi da almeno sei mesi, che potrebbero non aver versato alcunché nell’esercizio precedente.

In secondo luogo, la misura è condizionata ad un meccanismo prenotativo orami diffuso in materia agevolativa: i soggetti beneficiari devono presentare all’ente, dal 1° al 28 febbraio di ogni anno, la richiesta e la dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà attestante il possesso dei requisiti prescritti.

Il comune, dopo aver effettuato i controlli necessari,   determina  la  misura  del contributo spettante, previo riscontro del  regolare  avvio  e  mantenimento dell'attività. I contributi sono concessi, nell'ordine  di  presentazione delle richieste, fino all'esaurimento delle risorse  iscritte  nel  bilancio comunale  (che attinge al fondo dedicato presso il Ministero dell’Interno, sulla base di dotazioni annuali che da 5 milioni per il 2020 arrivano a 20 milioni per il 2023).

La previsione di un meccanismo prenotativo e di una condizione di applicabilità del beneficio dipendente dal criterio cronologico pare indebolire l’effetto incentivante, giacché il potenziale beneficiario potrebbe conoscere solo a posteriori la spettanza o meno del contributo richiesto.